Gianmaria D’Andrea il segno, il gesto e l’intenzione…

Quello di Gianmaria D’Andrea è un segno artistico che può essere rintracciato solo nel momento da cui la sua opera prende forma. Per comprendere in maniera più efficace questo assunto è necessario premettere che la sua esperienza artistica proviene dalla fotografia: arte in cui il risultato dello scatto è la testimonianza di un momento unico, irripetibile, di un momento creativo dell’essere, in un dato spazio e in un dato tempo, che posto in quiete e sottratto all’oblio perde ogni legame da ciò che l’ha determinato e da ciò che va determinando, e, paradossalmente, diventando altro da ciò che era, si fa autonomo acquisendo un grado di autenticità e di verità superiore. Infatti, esperienza che tutti condividiamo è quella di cogliere la verità della cosa, solo quando la cosa viene meno, solo quando questa termina di assolvere la sua funzione costitutiva, e, spogliandosi dalla sua comprensione abituale e quindi ovvia, riposa, rivelandosi così per ciò che è in se. Ciò che nelle opere di Gianmaria D’Andrea si dà dunque come retaggio fotografico, non è certo la forma, che soprattutto in quel modo di darsi così familiare e meticoloso nasconde la sua verità, ma la sacralità del momento, che viene colto e celebrato, non più come un momento tra i momenti, ma come il momento, unico, autonomo, totalmente concentrato in se’ stesso, scevro dal suo essere risultato e presupposto di altri momenti, e così l’oggetto della rappresentazione, che viene presentato o ripresentato nei suoi aspetti meno ovvi e più enigmatici. La forma, conseguenzialmente, patisce nell’opera, non è più l’elemento costituente ma l’elemento costituito, non raccoglie più l’opera ma viene raccolto da questa: forma e materia si sciolgono, si liquidificano, riproducendosi vicendevolmente senza più poter distinguere l’una dall’altra. L’identità ontologica tra forma e materia, non è una notte in cui tutte le vacche sono nere, forma e materia sono la pittura, ma dietro la pittura si cela il segno, l’artista, le sue intenzioni. Come già si può intuire, ciò che stanzia nelle intenzioni dell’Artista è la conciliazione e il naturale, da intendersi né come una sorta di apologetica, né come logica del dominio, ma come vita, un riconciliarsi con la vita attraverso l’arte. Nelle sue opere non c’è strazio, violenza o alienazione, non c’è il rifiuto del mondo, al contrario, c’è proprio il riconoscersi nel mondo e il riconoscersi come qualcosa di straordinario e di unico, questo processo libera la sensazione pura e positiva, che va a costituirsi come nucleo essenziale dell’ispirazione e l’ispirazione libera il gesto e quindi il segno. Il segno ora non è più forma ma intenzione, la forma come già detto si scioglie nella materia si riproduce in questa risolvendosi in un’identità fluida, liquida, che colando sulla tela da origine all’opera. Questo modo di dipingere viene battezzato da D’Andrea con il nome di Mix Pouring “Colata Mista” e va a costituirsi come tecnica necessaria al segno e quindi al gesto e quindi all’intenzione.

Per questo possiamo tranquillamente concludere che quello di Gianmaria D’Andrea è un segno artistico che può essere rintracciato solo nel momento da cui la sua opera prende forma.

Lorenzo Echeoni